Dopo quota 100? «Pensionamenti contributivi agevolati a 64 anni»

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La misura innesca una maggiore spesa per 2,5 miliardi l’anno fino al 2028 e 1,9 dal 2028 al 2038, dopo di che l’incremento si azzera. Fondi di solidarietà per le uscite agevolate con i requisiti dell’Ape sociale e ripristino dell’Ape volontario

I tavoli di confronto sulle pensioni, e in particolare sulle soluzioni da ingegnare per il dopo-Quota 100, non sono ancora partiti. Ma tra i policy makers più esperti, prima ancora che la politica definisca quelli che potrebbero essere le decisioni finali, già girano le prime bozze con le misure che potrebbero essere adottate.

E’ stato chiesto ad Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali e membro del gruppo tecnico attivato al Cnel da Tiziano Treu, quali sono le sue proposte di pensionamento agevolato più sostenibile e quali i costi previsti.

Professor Brambilla per il dopo Quota 100 lei ha proposto un pensionamento agevolato a 64 anni di età, adeguata alla speranza di vita con 37/38 anni di contributi. Quanto costa all’anno e nei primi dieci anni questa nuova flessibilità? L’altro canale di uscita generalizzato che lei sostiene è il blocco a regime dell’anzianità a 42 anni e 10 mesi (uno in meno per le donne) senza più adeguamento alla speranza di vita. Quanto costa e perché l’adeguamento alla speranza di vita lo manterrebbe solo per l’età di vecchiaia?
L’adeguamento alla aspettativa di vita è previsto sia per la vecchiaia (oggi 67 anni) sia per l’anticipata (oggi 64 anni) ma non per l’anzianità contributiva perché, tra meno di 8 anni sarebbe come scrivere che l’anzianità contributiva è abolita.

Nell’ipotesi che la riforma descritta parta dal 2021, considerando i 48,58 miliardi già stanziati dal decreto del 29 gennaio 2019, di cui se ne spenderanno circa 17 per le misure già in corso fino al 31 dicembre di quest’anno, (con un risparmio quindi di oltre 31 miliardi) il costo per le proposte che ho descritto sarebbe pari fino al 2028 (8 anni) a circa 20 miliardi poi, fino al 2036 di circa 1,9 miliardi l’anno, già previsto dal decreto.

In pratica dal 2021 si avrebbe un incremento di spesa di circa 2,5 miliardi l’anno fino al 2028 e 1,9 dal 2028 al 2038, dopo di che l’incremento si azzera. Rispetto a quanto stanziato si risparmierebbero oltre 11 miliardi al 2028 e circa 1 miliardo al 2036. Ovviamente un grande contributo al risparmio lo danno i fondi esubero, il super bonus e il recupero sulle pensioni anticipate prodotto dal metodo contributivo che ogni anno ritorna una parte dell’anticipo.

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